Giovani talenti: perchè la scuola li frena?

//Giovani talenti: perchè la scuola li frena?

In Italia il Ministero dell’istruzione per permettere la partecipazione dei propri studenti ai campionati studenteschi obbliga le scuole ad istituire un Centro Sportivo Scolastico (c.d. CSS) formati da dirigenti scolastici e professori di educazione fisica. Solo per gli sport “aerobici” finanzia con ben 112 euro circa una classe per il perseguimento dell’obiettivo mentre per gli sport “intellettivi” quali scacchi, dama, bridge non è previsto poiché “come noto, i fondi sono riservati ai soli docenti di educazione fisica in servizio”.

Stante il fatto che sarebbe utile comprendere il motivo di questa “preclusione mentale”, ciò porta inevitabilmente ad effettuare alcune considerazioni:

  • Gli sport intellettivi in Italia non vengono valorizzati. Non si capisce neanche quale potrebbe essere il docente di riferimento per il supporto allo studente, dal momento che viene di fatto supportato il mero docente di educazione fisica. Per scacchi, dama o bridge il docente di riferimento chi dovrebbe essere?… Perché non gli viene riconosciuto il fondo?;
  • Ciò impatta anche sulla parità di genere in quanto non solo non vengono supportati gli sport intellettivi tra ragazzi ma a maggiore ragione si spiega il motivo per cui le ragazze non si avvicinano a propria volta a sfide intellettive (come gare di matematica e logica che potrebbero essere considerate peraltro alla stregua degli scacchi probabilmente…).

Sembra essere un problema superficiale ma non lo è.

I nostri studenti, seppure meritevoli o talentuosi, vengono “annullati” di fronte ad una burocrazia che deve tenere conto che il Miur, il Coni e le federazioni sportive spesso non si parlino.

Gli anni scorsi, ad esempio, alcuni campionati studenteschi avvenivano nelle stesse date in cui i bambini delle scuole elementari erano chiamati ad effettuare i test per gli esami invalsi. Ora, se una scuola avesse ragazzi “talentuosi” in qualche sport, deve per forza dotarsi di un centro sportivo studentesco (con pratiche annesse e connesse) perché non può semplicemente fare richiesta alla federazione sportiva di poter partecipare ad un campionato. Perché? Perché in Italia, specie dove c’è il merito, specie dove ci sono i giovani, nel 2017 ancora ci devono essere complicazioni inutili per permettere ai nostri studenti di valorizzare le loro capacità?

Il portale del Miur http://www.sportescuola.gov.it/, a parte le immagini gradevoli che riporta, avrebbe dovuto essere pronto dal 16 ottobre 2017 ma invece ha contenuti “in progress” peraltro mentre la scadenza per poter partecipare ai campionati è prossima (30 novembre 2017). Gli atleti non possono essere modificati (per cui se un atleta di ammala non potrà essere sostituito in corso d’anno…). Le partecipazioni ai campionati poi, prevedono rimborsi esigui e se non vi fossero sempre le famiglie durante tutto il percorso di crescita dello studente, di fatto sarebbe impossibile per i giovani atleti proseguire. Non parliamo poi degli studenti disabili che “ardiscono” ad effettuare attività sportive…

Non ho mai letto infine in Italia che ci sia stata una forma di tutoraggio scolastico per i c.d. “sport” intellettivi mentre vedo che nel Regno Unito, ad esempio, non solo questo avviene ma addirittura sono gli organismi amministrativi cittadini a spronare i genitori a fare partecipare gli studenti di ambo i generi alla partecipazione in questi sport che “favoriscono la concentrazione e lo spirito critico”, la non competitività ed il riconoscimento sportivo dei propri limiti e delle proprie capacità.

Salvo poi lamentarsi quando nelle statistiche gli Italiani appaiono “beoti” (es.: non conoscono la matematica, gli scacchi, sono analfabeti digitali, hanno i dirigenti pubblici con una bassa scolarizzazione, ecc.). Gli Italiani sono tanti. Molti sono decisamente “preparati”. Di consueto silenti perché “seriamente” impegnati nella propria quotidianità. Rispettano le norme e le Istituzioni ma la burocrazia non può e non deve essere un freno allo sviluppo dei nostri elementi di talento.

Perchè in Italia i docenti di sostegno vengono dati solo a chi non conosce una parola di italiano (concetto di inclusione comprensibile ma non può e non dovrebbe essere limitativo…) senza pensare anche che i nostri migliori ragazzi “potenziati” potrebbero arrivare a mete realmente elevate? Perchè non sosteniamo i nostri ragazzi con intelligenza superiore alla media o con capacità fuori dall’ordinario?

Anche la c.d. “alfabetizzazione digitale” al giorno d’oggi non può essere costituita per i giovani dalla mera partecipazione a corsi di informatica di base “passiva”. Loro sono nativi digitali. Devono essere “migliori” di noi. La formazione deve essere una attività “viva”: non stanziale come spesso avviene in Italia. Deve essere riferita al mondo in cui viviamo “oggi” non… ieri!

Credo che gli adulti abbiano il dovere morale di intervenire ad occuparsi anche dell’educazione dei propri figli e di valorizzare chi mediocre non lo è dalla nascita, come questi giovani talentuosi, che qualsiasi sport o percorso scolastico formativo abbraccino, hanno il diritto di essere seguiti e valorizzati. Non solo perchè l’istruzione è un diritto ma perchè credo che in questo termine sia di comprendere anche la “valorizzazione” del giovane individuo.

 

I nostri migliori ragazzi sono il nostro futuro migliore.

Puntiamo su loro e valorizziamoli qualsiasi sia il loro “dono” talentuoso ed in qualsiasi contesto.

 

 

By | 2018-05-17T15:49:51+00:00 ottobre 25th, 2017|Parità di Genere|0 Comments

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Dottore commercialista, revisore legale e pubblicista. Relatrice e moderatrice in convegni su tematiche fiscali e di diritto (es. fatturazione elettronica e conservazione digitale dei documenti d'impresa, commercio elettronico, privacy, antiriciclaggio, corporate social media governance, ecc.)