Le donne in Italia vittime di violenza

//Le donne in Italia vittime di violenza

By Marianna Battista

Le donne in Italia, purtroppo nel 2013, sono ancora vittime di violenza.

Penso solo agli utlimi casi avvenuti in questi mesi: ad aprile ad Acilia una guardia giurata ha inseguito e ucciso a colpi di pistola l'ex moglie e poi ha tentato il suicidio.

violenza sulle donne

A maggio, pochi giorni fa, a Lido di Camaiore un uomo ha inseguito la ex, ha rotto con un'ascia il vetro della macchina dove la donna si era rifugiata, l'ha inseguita fino alla stazione dei carabinieri dove la stessa aveva cercato aiuto e, infine,dopo averle speronato la vettura, ha impugnato l'accetta per cercare di aggredirla prima di essere arrestato dai militari.

Ancora: a Viareggio un uomo ha colpito con una testata l'ex fidanzata incontrata per strada; a Firenze un uomo ha minacciato di morte in un locale pubblico, un bar, la ex e il figlio minorenne.

Basta scorrere, poi, i dati Istat relativi alle molestie sessuali subite dalla donne (Anni 2008-2009) e alla violenza domestica contro le donne, (Anno 2006) per capire come questo fenomeno sia drammaticamente in continua crescita.

DATI ISTAT

Le molestie sessuali
Circa la metà delle donne in età 14-65 anni hanno subito nell’arco della loro vita ricatti sessuali sul lavoro o molestie.

Circa la metà delle donne in età 14-65 anni (10 milioni 485 mila, pari al 51,8 per cento) hanno subito nell’arco della loro vita ricatti sessuali sul lavoro o molestie in senso lato come pedinamento, esibizionismo, telefonate oscene, molestie verbali e fisiche. Sono più esposte le donne che abitano nei centri delle aree metropolitane (64,9 per cento) e nei comuni periferici delle stesse (58 per cento). Valori sopra la media si evidenziano per le donne del Nord-Ovest (57,2 per cento) e del Nord- Est (54,3 per cento), soprattutto in Piemonte (58,9 per cento), Lombardia (56,9 per cento), Emilia-Romagna (56,3 per cento), e Liguria (55,5 per cento).
Periodo di riferimento: Anni 2008-2009
Pubblicato: mercoledì 15 settembre 2010

 

Sicurezza delle donne. 2006

L'indagine rileva la violenza domestica contro le donne, perpetrata da partner o da altri uomini non partner (parenti, amici, colleghi, conoscenti, sconosciuti).
Periodo di riferimento: Anno 2006
Pubblicato: lunedì 22 settembre 2008

Anche i dati annuali (2012) dell'Associazione Telefono Rosa sono allarmanti e segnalano che in questi episodi di violenza:

  • l’autore è il marito (48%), il convivente (12%) o l’ex (23%), un uomo tra il 35 e i 54 anni (61%), impiegato ((21%), istruito (il 46% ha la licenza media superiore e il 19% la laurea), non fa particolare uso di alcol o di droghe (63%).

  • la vittima: donna di età compresa fra 35 e 54 anni, con la licenza media superiore (53%) o la laurea (22%); impiegata (20%) o disoccupata (19%) o casalinga (16%), con figli (82%).

    Le violenze alle donne , secondo i dati del Telefono Rosa, continuano ad avvenire nella maggior parte dei casi tra le mura domestiche (84%).

Tante donne poi subiscono non violenza fisica ma atti persecutori che generano stati di ansia e paura che possono compromette la normale qualità di vita (sms, telefonate, mail, inseguimenti). Queste condotte sono definite stalking.

Lo stalking è considerato reato in molti Paesi e anche in Italia.

Nel nostro Paese tale reato è disciplinato dall'art. 612-bis c.p. (“atti persecutori" ) secondo cui “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l'incolumita' propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita. La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva alla persona offesa. La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità di cui all'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero con armi o da persona travisata. Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. Si procede tuttavia d'ufficio se il fatto è commesso nei confronti di un minore o di una persona con disabilità di cui all'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nonchè quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d'ufficio“.

Oltre alla tutela giuridica, in Italia sono nate anche molte Associazioni che si interessano delle donne vittime di violenza. Questo ad oggi non è sufficiente.
Quali le possibili soluzioni?
Una maggiore severità nelle pene, una maggiore attenzione alle segnalazioni fatte dalle vittime, un cambiamento culturale nei confronti della posizione della donna all'interno della famiglia.
 
Voi quali soluzioni proponete?
By | 2018-05-17T15:51:10+00:00 maggio 13th, 2013|Marmellata|1 Comment

About the Author:

Dottore commercialista, revisore legale e pubblicista. Relatrice e moderatrice in convegni su tematiche fiscali e di diritto (es. fatturazione elettronica e conservazione digitale dei documenti d'impresa, commercio elettronico, privacy, antiriciclaggio, corporate social media governance, ecc.)

One Comment

  1. Paola Zambon 13 maggio 2013 at 7:56

    La violenza va sempre condannata a mio avviso. Per come possiamo dobbiamo anche contribuire a diffondere la cultura del rispetto delle persone in qualsiasi contesto. Un abbraccio e grazie per… l'interessante articolo cara Marianna!

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