«Il messaggio agli evasori fiscali e a coloro che facilitano l’evasione è semplice: per quanto proviate a nascondervi, vi troveremo».

Questo è il testo riprodotto nel comunicato del Forum sull’amministrazione fiscale “Forum on tax administration” organizzato dall’Ocse a Mosca dal 15 al 17 maggio 2013.

                      

Tra i quarantacinque Paesi partecipanti emerge il desiderio di una maggiore trasparenza e di un conseguente esigenza di intensificare lo scambio di informazioni con nuove informazioni ma anche attraverso “ispettori fiscali” ancora più preparati che diventeranno i futuri “Sherlock Holmes” del diritto tributario.

A fine di pervenire ad un’analisi più efficace e sicura per stagnare l’evasore ed a sconfiggere la pianificazione fiscale aggressiva, i Paesi partecipanti al Forum hanno altresì deciso di sviluppare “strumenti per migliorare la raccolta di informazioni sui trasferimenti fiscali transfrontalieri, per decodificare le transazioni bancarie e per identificare i beneficiari delle strutture complesse», e «identificato sinergie particolari, nel combattere l’evasione e l’elusione di tasse e dazi, che sfrutteremo».

Il monito dell’Ocse verso «chiunque detenga informazioni» su congegni in grado di favorire occultamento patrimoniale ed evasione fiscale e chiaro.

Tali informazioni dovranno essere condivise con le autorità competenti.

Il forum raccomanda infine:

– l’adozione di programmi di collaborazione in ambito delle tassazione societaria (”cooperative compliance programmes”). Il modello di trasparenza e fiducia da instaurare in particolare con in grandi contribuenti potrebbe essere preso da linea guida per le piccole e medie imprese ed inoltre vi potrebbero essere migliorie nei metodi da adottare per la risoluzione delle controversie internazionali al fine di eliminare la doppia imposizione;

– i miglioramenti nei servizi tempistivi ed efficaci al contribuente in modo che sia facilitato ad adempiere in modo spontaneo ai propri obblighi tributari ed a gestire in modo più facile anche i rimborsi fiscali.

Vedremo dunque in futuro come gli Stati del G20 sapranno bilanciare gli interessi tra il tentare di attrarre investimenti al proprio interno anche attraverso politiche tributarie di palese disparità e la promessa di tentare di applicare una tassazione globale, corretta e più trasparente per tutti.

Nel Regno Unito sono molto le società sotto il mirino del fisco. E’ di questi giorni ad esempio la notizia della maggiore richiesta di informazioni rivolta a Google che ha una sede a Londra di tipo commerciale ma ai fini tributari avrebbe versato al fisco britannico tasse in modo non direttamente collegato alla mole di fatturato, in quanto alcuna parte della base imponibile sarebbe stato imputato a società controllate irlandesi ai fini di godere di aliquote fiscali maggiormente vantaggiose. Google sosterebbe invece che le vendite pubblicitarie siano state condotte proprio in Irlanda e non a Londra.