E’ stata una giornata ricca di spunti quella trascorsa al Parlamento Europeo a Roma in occasione degli Stati generali delle donne.

Stati generali delle donne 2014 (con Amelia Scotti e Flavia Marzano)

Ascoltare i racconti personali, le istanze, le proposte di donne di ambienti diversi è sempre interessante. Sono stata felice di partecipare a questa ondata “rosa” di pensieri.

Stati generali delle donne attestato

Come avevo anticipato, come donna e come professionista, ho portato la mia esperienza personale maturata in due contesti professionali importanti: il mio ruolo di Presidente dell’Associazione ICT Dott.Com che raccoglie i colleghi esperti in information&communication technology (ICT) da tutta Italia che da più di dieci anni nel più noto evento aperto pubblico all’interno del Politecnico di Torino, nel convegno annuale ormai considerato tradizione per gli esperti della materia, e il mio ruolo di fondatrice e referente del Comitato Pari Opportunità dell’Ordine dei Dottori Commercialisti di Torino.

Proprio partendo dalla mia esperienza, ho suddiviso il mio intervento di tre punti chiave:

  • Presa d’atto: vi è una difficoltà oggettiva nell’applicazione effettiva della parità di genere specialmente nel contesto relativo a lavoratrici autonome ed in particolare delle professioniste ma anche per managers ed imprenditrici. Di ciò occorre prenderne atto senza fingere che non sia così. Le donne che ricoprono ruoli di Presidenti degli Ordini Professionali in Italia si contano sulle dita di una mano. Vi è grave difficoltà per una professionista nel conciliare vita privata e vita lavorativa in quanto scarseggiano anche servizi ed aiuti specie per le mamme che lavorano. Molte professioniste, che per competenza, sarebbero titolate a ricoprire ruoli in posizioni apicali sia in ambito pubblico, che privato, che in politica, non si candidano proprio perché scoraggiate dal fatto che qualcosa possa di fatto cambiare. Ancora troppe sono le donne sedute in poltrone solo perché sono parenti (o affini) o asservite di fatto per motivi personali che sono ben lontani dal merito, dalla preparazione professionale.
  • Come reagire: la mia risposta e proposta è duplice. Credo sia ci sia bisogno di formazione/informazione ed anche di confronto internazionale per essere maggiormente forti e coese nel valorizzare le donne capaci ma anche per farci rappresentare da donne “forti” e preparate in grado di reggere la competizione internazionale. Non credo nella quantità ma nella qualità delle persone. Per tale motivo quando ho proposto la creazione del Comitato Pari Opportunità nell’Ordine dei Dottori Commercialisti di Torino, ho proposto sin da subito di organizzare un convegno sull’applicazione pratica della normativa sulla parità di genere in Italia (convegno al quale ne sono susseguiti altri assieme alle nostre pubblicazioni). Ritengo infatti che il cambiamento debba partire da un processo culturale. Le professioniste, obbligate anche per norma alla formazione continua, sono dotate mediamente di maggiore cultura rispetto alla donna media Italiana, ricoprono un ruolo importante non all’interno della propria categoria ma anche verso le donne che attualmente lavorano in ambito pubblico e privato e che sono “depresse” dal clima di sfiducia e di incertezza.
  • Empowerment: ritengo che in speciale modo le donne che detengono maggiore cultura (e potere nel loro ambito) abbiano in primis il dovere morale di contribuire ad aumentare la consapevolezza che solo lavorando con stima e rispetto reciproco assieme, si possa creare quel cambiamento culturale in cui la persona non venga considerata in quanto appartenente ad un determinato genere ma in quanto persona e dunque degna di essere rispettata e se, competente e talentuosa, anche stimata e per quanto possibile valorizzata. La consapevolezza del proprio valore la si ottiene quando non si teme il confronto. L’empowerment si raggiunge soprattutto con le donne che non hanno nulla da dimostrare in quanto…. “sono” e vedono nel genere maschile competente e talentuoso uno specchio di perfetta parità e non un mito da raggiungere né un modello da imitare o a cui sottostare.

Paola Zambon

In conclusione ho auspicato che l’attuale gender mainstreaming basato perlopiù su quello che da economista ritengo essere uno standard di diritto purtroppo doverosamente imposto (es. quote rosa) per accelerare il processo di innovazione, si trasformi in uno standard de facto nel quale le donne guardino alle altre donne con spirito di vera condivisione, complicità e soprattutto, sempre non dimenticando mai la propria identità ed il proprio “cuore” di donna.

Stati generali

Tra i vari interventi ascoltati desidero rimarcare infine uno in particolare di una signora rumena (Associazione delle donne rumene in Italia) che ha dato la possibilità alle donne rumene che lavorano in Italia con i figli lontani (che purtroppo ci ha raccontato arrivino addirittura fino al suicidio per la mancanza della mamma) di avere nelle biblioteche la possibilità di collegarsi gratuitamente a skype per salutare e rincuorare i propri bambini ed in generale la propria famiglia e dimostrare loro amore anche se attraverso uno schermo virtuale. Il Progetto “mamma ti vuole bene” lo si trova qui

Quando la tecnologia aiuta a creare “amore” la ritengo impagabile. Un bell’esempio di utilizzo “umano” del mezzo digitale.

Paola Zambon 1